E’ tempo per una grande politica regionale e nazionale per contrastare il fallimento formativo nel nostro Paese. Attuare articolate politiche pubbliche con l’obiettivo di battere la dispersione scolastica, intesa come fallimento formativo, significa occuparsi con attenzione del nostro presente e guardare al futuro. Le azioni di politica economica e sociale della nostra Regione devono puntare alla crescita in un’ottica di equità e nel rispetto dell’art. 3 della Costituzione della Repubblica. La dispersione scolastica è il problema del sistema di istruzione e formazione, è causa e insieme conseguenza di mancata crescita e, nello stesso tempo, di deficit democratico nei meccanismi di mobilità sociale anche in termini di equità.La conseguenza della dispersione non è solo la perdita, per centinaia di migliaia di ragazze e ragazzi – in un Paese che fa pochi figli – delle opportunità che derivano dal compimento della scuola superiore o di una seria formazione professionale. La caduta di tali opportunità, infatti, comporta dei fortissimi rischi per ciascuna delle persone in crescita interessate. Condanna all’emarginazione sociale una fetta della popolazione all’avvio della vita con rischi multidimensionali in termini di minore aspettativa di vita, maggiore possibilità di cadere in dipendenze da alcool e sostanze stupefacenti, di delinquere, di essere precocemente messo fuori o ai margini del mercato del lavoro, di conoscere la povertà precoce e di non uscire dalla povertà per l’intera vita, di non partecipare alle comuni decisioni e all’esercizio dei diritti democratici.

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